domenica 25 febbraio 2007

Etica e pratica clinica




Una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine e condotta da ricercatori della University of Chicago ha cercato di comprendere l’orientamento di un campione di medici praticanti in varie specialità, tra cui 305 MMG e Pediatri rispetto alla richiesta di procedure legalmente ammesse contrarie alle loro convinzioni religiose e/o morali. Le variabili considerate erano i loro giudizi su:

1) aborto in caso di fallimento della contraccezione

2) prescrizione di terapie di controllo delle nascite in adolescenti senza il consenso dei genitori

3) sedazione di malati terminali

In particolare ai medici è stato chiesto se ritenessero di dover spiegare i motivi dell’obiezione in caso di rifiuto di fornire un trattamento; se ritenessero di sentirsi comunque obbligati ad indirizzare i pazienti verso altri colleghi; se ritenessero che le loro convinzioni morali dovessero trasparire nello svolgimento della professione. In base ai risultati la maggior parte dei 1144 medici coinvolti nello studio (63%) ritiene che è eticamente ammissibile per il medico spiegare al paziente la propria obiezione morale e la quasi totalità dei medici (86%) ha affermato che è comunque un obbligo del medico fornire al paziente tutte le informazioni necessarie, comprese le opzioni moralmente controverse e ad inviare il paziente ad altro medico che non pone obiezioni (71%).
Da questi risultati emerge che il giudizio clinico dei medici è condizionato dalle proprie caratteristiche religiose e convinzioni morali. La proporzione di medici obiettori a trattamenti controversi sotto il profilo morale è rilevante. Infatti appare sostanziale il fatto che il 52% dei medici formula obiezioni all’aborto e il 42% alla contraccezione in adolescenti senza il consenso dei genitori. Tutto questo mostra dei professionisti con delle convinzioni morali che si traducono nella pratica clinica in un conflitto ancora una volta giocato tra il paternalismo medico e l’autonomia della persona. La domanda conclusiva su “cosa è giusto fare” coinvolge il medico nel quotidiano della vita e della sua professione e non sembra avere facili risposte e soluzioni che garantiscano al medico di agire secondo la propria coscienza senza venir meno alla sua missione di cura.

Curlin F et al. Religion, conscience, and controversial clinic practices. N Engl J Med 2007;356:593-600.

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