venerdì 9 febbraio 2007

Millimetri di Mercurio verso la fine ?




L'immagine scelta oggi è una immagine d'epoca di uno strumento familiare a medici e non. Una breve nota storica :

Ad inventare l'apparecchio per monitorare la pressione del paziente fu Scipione Riva-Rocci (1863-1937) (allievo di Carlo Forlanini, 1847-1918), che nel 1896, utilizzando semplici oggetti (un calamaio, del mercurio, un tubo di biciclette), mise a punto un apparecchio che, per le sue piccole dimensioni, poteva entrare in sala operatoria o in piccole stanze visita; infatti, erano già stati inventati degli strumenti che misuravano la pressione sanguigna, ma erano molto ingombranti e difficili da usare. L'uso dello sfigmomanometro fu poi perfezionato utilizzando l'auscultazione dei toni cardiaci scoperti dal russo Nicolaj Sergievich Korotkov (1874-1920) : fu così possibile misurare anche la pressione arteriosa minima. Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci incuriosì Harvey Cushing (1869-1939), famoso neurochirurgo americano, che venne in Italia appositamente per vederlo e poterlo introdurre nelle sale operatorie. Cushing portò lo sfigmomanometro in America e da lì si diffuse in tutto il mondo.
Anche l'unità di misura della pressione arteriosa deriva dallo strumento, i millimetri di mercurio. Voci insistenti danno ormai alla fine la vita dello sfigmomanometro a causa dell'inquinante contenuto in mercurio. A sostituirlo saranno altri strumenti, probabilmente digitali, ma mi incuriosisce soprattutto la possibilità da molti considerata possibile di modificare in questo caso l'unità di misura della pressione in Kilopascal.
All'orizzonte quindi un cambio di numeri forse più traumatico di quello delle lire in euro.

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