lunedì 7 maggio 2007

Quale profilassi contro la rabbia

L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) si è espressa sul rischio d'introduzione della rabbia in alcuni paesi europei (Gran Bretagna, Irlanda, Svezia e Malta) qualora non richiedano più, in caso d'ingresso di animali da compagnia, il test sierologico per accertare i livelli di anticorpi contro la rabbia. In caso di animali provenienti da paesi con rischio di rabbia non trascurabile (oggi Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Slovacchia e Polonia) una seconda dose di vaccino o il test sierologico offrono adeguate garanzie; una quarantena può essere richiesta se la prima vaccinazione è recente, entro il periodo d'incubazione della malattia (una seconda dose o il test sierologico possono abbreviare la quarantena, se supera i cento giorni). L'Italia è da tempo libera da rabbia (ultimo caso di rabbia silvestre nel 1987) e quindi il controllo e la sorveglianza sugli animali in entrata è importante per mantenere questa situazione. Pur in assenza di casi negli animali, in Italia la profilassi nell'uomo è praticata (circa 10mila dosi di vaccino all'anno) non solo in soggetti con soggiorni in paesi in cui la rabbia è presente, ma anche per i morsi di animali domestici o selvatici nel territorio nazionale.

Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, ISS
(da Vaccinare 33)

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